FATA EROTICA

Una fata erotica si diventa non si nasce.

L’uomo è fatto di Sostanza (=Rauch), Elemento (=Nephesh), Spirito (=Neshaman).

La donna invece è fatta di Nephesh e Rauch.

Adamo fu maschio – femmina quindi androgino. Eva era in Adamo femmina – maschio ed era simile ad una doppia mandorla.

Dei tre elementi che componevamo Adamo-Eva soltano due erano visibili: Nephesh e Rauch.

Adamo fu ridotto a metà della propria corporeità e alla metà della sua anima. Lo Spirito, il solo immortale per essenza, rimase interamente in Adamo.

Ma essendo Eva destinata alla stesso avvenire di Adamo, gli angeli esaltarono l’anima (Rauch) di Eva rendendola immortale.

Nel terzo libro della Genesi, la legge sessuale rivela utte le disparità del dualismo. La scena dei tre personaggi del peccato originale è l’etipo: il primo moto ambizioso dell’umanità verso il mistero ha palpitato nella Rauch femminile e non Neshman maschile.

Appare quindi il dualismo della donna: da una parte è l’occasione del pericolo, dall’altra lo specchio dell’ideale.

Il serpente oscilla tra il bene e il male suggerendo destini di perdizione o di luce.

La luce scatena la loro imperfezione e il Verbo diede quel libero arbitrio che oscuratamente fu concepito.

La prima condizione per diventare fata è il mistero.

Il potere può essere grande se aderisce alla luce.

Esistono 7 astralità = 7 fatalità = 7 femminilità

  1. GULA = SPOSA SOLARE = IO ESPANSIVO (CALIPSO): procede nella continenza, non far l’amore, non irradiarlo, rifiutarsi ad un uomo per servire molti, comportarsi da Madonna facendosi perdonare le virtù con la bontà. Il fasto di Gula è la gloria. Il nefasto è la solitudine. Gloria e infelicità amorosa.

  2. NANNAH = SPOSA LUNARE = IO INTERMITTENTE RICETTIVO (ELENA): vita notturna, errabonda e romantica, agire per l’imprevisto e per il lato sia affettuoso sia sfuggente. Il fasto di Nannah è il romanticismo. Il nefasto è la perversione. Nannah è l’incompresa, la ricercatrice. Vita errante e avventurosa.

  3. BELITH = SPOSA SATURNIANA = IO EGOISTA (PENELOPE): Gran serietà nel dovere e scrupolo di dignità, agire sulle passionitramite la lucidità e la costanza dell’ideale. Il fasto di Belith è la concezione. Il nefasto è il fanatismo. Belith è la nubile, ambiziosa. Celibato, dovere, forte ambizione.

  4. ZARPANIT = SPOSA GIOVIANA = IO BRILLANTE (GIUNONE): seguire la vita ordinaria e osservare tutti i riti mondani; mescolarsi per quanto possibile alle cose a lla gente di potere. Il fasto di Zarpanit sono gli onori. Il fasto sono la dissolutezza. Zarpanit è l’ambasciatrice, la prefetta. Onori, famiglia, ambizione.

  5. LAZ = SPOSA MARZIALE = IO TIRANNO (MEDEA): appostare la propria decisione agli indecisi e il proprio coraggio ai paurosi, proteggere e giocare il ruolo dell’uomo con le donne. Il fasto di Laz è l’azione. Il nefasto è il crimine. Laz è la donna padrona. Azione e crimine.

  6. ISTAR = SPOSA VENUSIANA = IO SEDUTTORE (BRISEIDE): legarsi al singolo individuo unicamente tramite il coraggio voluttuoso. Il fasto di Istar è la passione. Il nefasto è la dissolutezza. Istar è la galante per eccelenza. Amore e piacere

  7. TASMIT = SPOSA MERCURIALE = IO EGOISTA E ABILE (NAUSICAA): identificandosi alla persona e all’ambiente circostante; procedere per dettagli e diplomaticamente. La forza di queste personalità risiede nel suo panteismo. Il fasto è l’abilità. Il nefasto è la menzogna. Tasmit è la faccendiera. Commercio e antagonismi.

 

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LA DEA ISHTAR

La Dea Ishtar era una delle più potenti divinità del pantheon assiro: per alcuni figlia di Sin e per altri di Anu.

Coloro che la ritengono progenie di Sin le attribuiscono doti di dea guerriera; mentre chi la ritiene figlia di Anu la interpreta come dea dell’amore.

 

Nei panni di dea della guerra, Ishtar veniva sempre raffigurata con un arco fra le mani e su un cocchio trainato da sette terribili leoni. Era nota come “Signora delle Battaglie”.

Ma anche nel ruolo di dea dell’amore e della voluttà non risultava tanto più docile, poiché ogni volta che veniva contrariata sfoderava una violenta irritabilità.

Narra il mito che da giovane Ishtar si innamorò di Tammuz, il dio dei raccolti, il quale trovò la morte proprio a causa della sua passione per lei. Distrutta dal rimorso, Ishtar era allora discesa agli Inferi, nella speranza di poter riportare alla vita il suo amante.

Al cospetto dei sette recinti che doveva superare per giungere da lui, ad ogni passaggio la dea doveva privarsi di un indumento. Ma una volta arrivata a destinazione era stata fatta prigioniera, con grave nocumento per il mondo che viveva in superficie. Infatti, per tutto il tempo della forzata prigionia, sulla Terra non si accoppiò più nessuno e questo portò una grande desolazione dappertutto, e anche nei Cieli c’era grande afflizione.

Alla fine, Sin, il padre della dea, chiesto aiuto di Ea decise di andare a liberarla. Fu così che Ereshkigal, la regina del mondo sotterraneo, in virtù e per forza di un incantesimo perpetrato da Ea, fu costretta a liberare l’illustre prigioniera. Ishtar venne spruzzata con l’acqua della vita e, recuperati tutti gli indumenti man mano che superava nuovamente i sette recinti, le fu concesso di tornare libera.

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DEA ARTEMIDE

Dea Artemide è il più delle volte considerata la sorella gemella di Apollo e come lui figlia di Latona e di Zeus.
Artemide nacque a Delo e appena nata aiutò la madre a mettere al mondo il fratello. Rimase vergine, eternamente giovane, si compiaceva solo della caccia. Come il fratello è armata d’arco.

Ella manda alle donne che muoiono di parto il male che le porta via. Si attribuiscono alle sue frecce le morti improvvise soprattutto quelle indolori. È anche vendicativa e molte furono le vittime della sua collera.

Gli antichi interpretavano Artemide come personificazione della luna che erra nelle montagne. Si faceva di Artemide la dea delle Amazzoni, come lei guerrieri e cacciatrici, e come lei dipendenti al giogo dell’uomo.

Artemide è l’immagine dell’adolescente. È una dea vergine e come tutte le dee vergini rappresenta il femminile che non pensa che la sua vita debba dipendere da una coppia o da una relazione.

 

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DEA ECATE: CARATTERISTICHE

La Dea Ecate è una dea apparentata ad Artemide. Resta alquanto misteriosa.

È indipendente dalle divinità olimpiche, ma Zeus le ha conservato i suoi antichi privilegi e li ha anche accresciuti.

Ella prodiga a tutti gli uomini la benevolenza, accordando le grazie a lei richieste. Concede particolarmente la prosperità materiale, il dono dell’eloquenza nelle assemblee politiche, la vittoria nelle battaglie come nei giochi. I suoi privilegi si estendono in tutti i campi invece di essere limitati ad alcuni.

La si invoca anche come dea nutrice della gioventù e viene considerata come la divinità che presiede alla magia e agli incantesimi. È legata al mondo delle Ombre. Appare ai maghi e alle streghe con una torcia in ogni mano, o anche sotto forma di vari animali. A lei si fa risalire l’invenzione della stregoneria e la leggenda l’ha introdotta nella famiglia dei maghi per eccellenza: Eete e Medea di Colchide.

Ecate è la donna diventata matura, rappresenta la donna che ha la capacità di passare tutti i suoi poteri e le sue conoscenze.

Gli antichi pensavo che la luna quando non si vedeva passasse nel mondo infero per poter riemergere, per poter rinascere. Ecate era anche colei che si prendeva cura delle persone che morivano e poi le aiutava a rinascere da un’altra parte quando riaffioravano.

Nei miti greci si trova la dea Ecate che viaggiava su un carro trainato da cani ululanti.

 

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LE DEE LUNARI

Ogni fase della vita di una donna è protetta da una dea che a sua volta è legata a una fase lunare: vediamo quindi quali sono Le Dee Lunari.
Nel tema natale la luna rappresenta l’io intimo, il sesto senso, le capacità creative tutti termini per indicare quella che noi definiamo anima. Questo nostro io intimo è strettamente collegato al vissuto materno e, durante la vita, attraversa tre fasi.
LE DEE LUNARI

Le dee lunari sono tre:

Artemide: luna crescente – la donna ragazza
Selene: luna piena donna matura- materna e feconda
Ecate: donna matura- saggia e distaccata

 

 

 

 

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LA DEA NUT

La Dea Nut è la dea egizia del cielo e della nascita. È figlia di Shu, dio dell’aria, e Tefnut, dea dell’umidità. È anche la madre di Iside, Osiride, Seth e Nefti. In quanto divinità del cielo, e’ spesso rappresentata con il corpo proteso sulla terra e le mani e i piedi sui punti cardinali.

Geb, la terra, e Nut, il cielo erano in origine uniti ma a Shu, fu ordinato da Ra, di dividerli. Si formò così uno spazio tra cielo e terra. Nut, proprio in quella occasione, formò la volta celeste, sostenuta da Shu, che però fu costretto a conservare perennemente quella posizione. Originariamente fu la dea del cielo diurno, ma più tardi rappresentò il cielo in generale. Gli Egiziani ritenevano che Nut ingoiasse le stelle la mattina, e poi facesse nascere il sole. Durante il giorno, il sole avrebbe viaggiato attraverso il suo corpo, e la sera sarebbe stato anch’esso ingoiato così da permettere alle stelle di uscire fuori dal suo ventre. Per questo motivo era considerata una divinità legata alla resurrezione. Come tale si trova spesso raffigurata all’interno dei sarcofaghi.

Un’altra leggenda narra che Nut, sotto le sembianze di una mucca, ebbe l’onore e l’onere di far salire sul suo enorme dorso il dio Ra cioè il dio-sole. A causa dello sforzo immane profuso, Net fu aiutata da quattro dei aventi la funzione, in seguito divenuta perenne, di pilastri del mondo.

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DIO ORFEO: CARATTERISTICHE

Orfeo è ritenuto unanimemente figlio d’Eagro. Le tradizioni differiscono sul nome della madre che talvolta viene indicata coma Calliope, altre volte come Polinnia, oppure Menippe.
È sempre rappresentato nell’atto di cantare. Suona la lira e la cetra, di cui passa spesso per essere l’inventore. Quando non gli si accorda questo onore, gli si attribuisce l’aumento del numero delle corde dello strumento, che in principio sarebbero state soltanto sette, ma che diventarono nove a causa del numero delle Muse. Orfeo comunque sia sapeva cantare canzoni così soavi che le bestie feroci lo seguivano, gli alberi e le piante si piegavano verso di lui; e sapeva mitigare gli uomini più feroci.

Orfeo partecipa alla spedizione degli Argonauti. Ma, più debole degli altri eroi, non rema. Svolge la funzione di capovoga dando la cadenza ai rematori. Durante una tempesta, calma i membri dell’equipaggio e placa i flutti con il canto. La sua funzione principale consiste nel cantare mentre le Sirene cercavano di sedurre gli Argonauti e giunse a trattenere questi ultimi, superando in dolcezza gli accenti delle maghe. Orfeo fu il sacerdote degli Argonauti.

Il mito più celebre relativo a Orfeo è quello della sua discesa agli Inferi per amore della moglie Euridice. Un giorno in cui passeggiava lungo un fiume della Tracia, fu inseguita da Aristeo, che voleva violentarla. Ma, fra l’erba, ella calpestò un serpente, che la morse, uccidendola. Orfeo, sconsolato, discese agli Inferi per cercarvi la moglie. Con gli accenti della lira, incantò non soltanto i mostri degli Inferi, ma anche gli dei infernali. Ade e Persefone acconsentono a restituire Euridice a un marito il quale offre una tale prova d’amore. Ma pongono una condizione, che cioè Orfeo risalirà alla luce, seguito dalla moglie, senza voltarsi per vederla prima di aver lasciato il loro regno.

Orfeo accetta, e si mette in cammino. È già quasi risalito alla luce del giorno quando un dubbio terribile gli viene in mente: Persefone non si è fatto beffa di lui? Euridice è veramente dietro di lui? Immediatamente si volta, ma Euridice sviene e muore una seconda volta. Orfeo tenta di ritornare a cercarla; ma questa volta, Caronte è inflessibile e gli nega l’accesso al mondo infernale.

La morte d’Orfeo ha dato luogo a un gran numero di tradizioni. Più generalmente, si racconta che è morto ucciso dalle donne tracie. Ma i motivi per i quali sarebbe incorso nel loro odio variano: talvolta, esse gliene vogliono per la sua fedeltà d’Euridice, ch’esse interpretano come un insulto a loro stesse.

Un’altra tradizione totalmente diversa sosteneva che Orfeo era stato ucciso da Zeus con un colpo di fulmine. Zeus era irritato per le rivelazioni mistiche fatte da Orfeo agli iniziati ai suoi misteri.

Le donne tracie recuperarono le membra di Orfeo e le seppellirono ai piedi del monte Olimpo ed ancor oggi, in quel luogo, il canto degli usignoli è il più soave che in qualunque parte della terra.

Ma gli dei che tutto vedevano e giudicavano, decisero di inviare una tremenda pestilenza in tutta la Tracia per punire il delitto. La popolazione allo stremo delle forze consultò l’oracolo per sapere come far cessare quella disgrazia e questi sentenziò che per porre fine a tanto dolore era necessario cercare la testa di Orfeo e rendergli gli onori funebri. Fu così che la sua testa venne ritrovata da un pescatore nei pressi della foce del fiume Melete e fu deposta nella grotta di Antissa, sacra a Dioniso. In quel luogo la testa di Orfeo iniziò a profetizzare finché Apollo, vedendo che i suoi oracoli di Delfi, Grinio e Claro non erano più ascoltati, si recò alla grotta e gridò alla testa di Orfeo di smettere di interferire con il suo culto. Da quel giorno la testa tacque per sempre.

 

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IL DIO PAN: CARATTERISTICHE

Pan è un dio dei pastori e delle greggi. È rappresentato come un demone mezzo uomo e mezzo animale. La sua figura barbuta ha un’espressione di astuzia bestiale. La sua fronte porta due corna. Il suo corpo è villoso, e le membra inferiori sono quelle di un caprone, con i piedi provvisti di uno zoccolo spaccato, con la zampa magra e nervosa.
È dotato di un’agilità prodigiosa; veloce nella corsa, si arrampica velocemente sulle rocce; sa anche nascondersi nei cespugli, dove si rannicchia per fare la posta alle ninfe o per dormire durante il caldo del mezzogiorno. Era allora pericoloso disturbarlo.

Ama particolarmente il fresco delle sorgenti e l’ombra dei boschi. Incarna, in ciò, non soltanto i gusti degli stessi pastori, ma quelli delle loro greggi. Pan è anche una divinità dotata di forte d’una attività sessuale notevole. Insegue ninfe e giovani ragazzi con uguale passione. Aveva anche fama, quando la ricerca amorosa non aveva dato frutti, di cercare da solo la propria soddisfazione.

Gli attributi ordinari di Pan sono una siringa, un bastone da pastore, una corona di pino o un ramoscello di pino in mano.

Un inno detto “omerico” lo celebra come figlio dell’Ermes del monte Cillene e della figlia di Driope. Quando nacque, sua madre ebbe paura del figlio mostruoso appena partorito. Ma Ermes avvolse il neonato in una pelle di lepre e lo portò sull’Olimpo; lo pose presso Zeus e mostrò il figlio agli altri dei, e tutti, vedendolo, furono contentissimi. E gli dei gli diedero il nome di Pan, poiché egli rallegra il cuore a tutti.

Ma esistono altre filiazioni per Pan. Si sosteneva, infatti, che Penelope non era rimasta fedele al marito durante la lunga assenza di Ulisse, ma che avrebbe avuto numerosi amanti fra cui Ermes, con cui si unì e diede Pan.

Pan amò la ninfa Eco, ed anche la dea Selene e ottenne i favori di quest’ultima, offrendole in regalo, una mandria di buoi bianchi.

A Roma, Pan è identificato, ora come nelle leggende palatine, col dio Fauno, ora, più generalmente, col dio dei “boschetti” Silvano.

 

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